Salute e Ia, esistono 121 terapie digitali ma nessuna disponibile in Italia
Il 48% delle aziende punta su Intelligenza artificiale per nuovi farmaci e trial clinici
Cresce l'utilizzo dell'Intelligenza Artificiale nel settore farmaceutico e della salute. Il 48% delle aziende la ritiene utile per sostenere la scoperta di nuovi farmaci e le sperimentazioni cliniche. Continua a correre anche lo sviluppo delle Terapie Digitali che utilizzano Ia e algoritmi per personalizzare i trattamenti: sono 121 quelle attive nel mondo, nove in più rispetto al 2025, e il 40% riguarda la salute mentale, ad esempio il trattamento delle dipendenze. Ma ancora nessuna è approvata e commercializzata in Italia. A fare il punto è una ricerca dell'Osservatorio Life Science Innovation del Politecnico di Milano. In Italia, rileva il Politecnico, non manca l'interesse verso le terapie digitali, che non sono semplici app per la salute ma software con una funzione legata alla diagnosi, prevenzione, monitoraggio o trattamento di malattie come parkinson, obesità e asma. Sei pazienti su dieci, secondo la ricerca, sarebbero disponibili a utilizzarle su prescrizione medica, mentre il 46% dei medici sarebbe disposto a prescriverle. La proposta di legge in fase di iter parlamentare le definisce come dispositivi medici, ne prevede la valutazione di costo efficacia e la possibilità di inserimento nei Livelli Essenziali di Assistenza. Nel frattempo, le aziende farmaceutiche stanno integrando il digitale nella propria organizzazione. Il 61% lo considera una leva strutturale e il 9% lo ha già inserito nella propria visione aziendale. In un solo anno, infatti, la percentuale di aziende che utilizza soluzioni di AI sviluppate appositamente (oltre a quelle sviluppate da terzi, come ChatGpt) è passata dal 36% al 76%. L'83% ha formato i propri dipendenti sulle opportunità e sull'utilizzo dell'AI generativa. Tra le principali barriere all'innovazione sono indicati la difficoltà di quantificare i benefici degli investimenti, segnalata dal 52% delle aziende, e la complessità normativa, indicata dal 48%. Anche la digitalizzazione delle sperimentazioni cliniche sta aumentando così come le App per la salute, impiegate dai pazienti per monitorare l'attività fisica e i parametri clinici, ma c'è un nodo sulla sicurezza: il 52% non verifica che siano certificate.
O.Keller--FFMTZ